Tasse – quanto si paga?

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Premettiamo che Caseineuropa.it non eroga  servizi fiscali, legali, finanziari e pertanto la presente sezione vuole dare una panoramica di massima e come tale va interpretata, seppur elaborata con la massima attenzione e cautela.
Useremo poi volutamente un linguaggio colloquiale, non particolarmente tecnico e farcito da riferimenti legislativi, proprio per far fronte alle esigenze della gran parte dei nostri lettori, che poi potranno sempre approfondire ulteriormente il tema con i nostri esperti.

Le domande classiche che ci vengono poste sono: quante tasse devo pagare in Inghilterra? E in Italia? E l’ IVIE? Cosa devo poi dichiarare in Italia?

Cerchiamo di fare un pò di ordine.
Innanzitutto dipende se si compra nel mercato residenziale o commerciale, come persona fisica o come società e poi ci sono diversi tipi di società, pertanto dal punto di vista fiscale esistono varie posizioni piuttosto diverse tra loro che non possono essere tutte descritte in una guida sintetica.

Qui approfondiamo il caso più classico con un esempio concreto:
Mario Rossi da Cantù (CO), cittadino italiano, residente in Italia, che compra come persona fisica in Inghilterra uno dei nostri prodotti (p.e una camera di Hotel) nel MERCATO NON RESIDENZIALE da £ 80.000  a rendita garantita del 10% annuo e plusvalenza alla fine del 10° anno del 25%, dal quale ricaverà quindi una rendita da £ 8.000/anno.

casa-valoreIn INGHILTERRA, su questo prodotto, Mario Rossi dovrà solo fare la dichiarazione dei redditi (anche tramite un nostro Consulente se gradito) e non pagherà nessuna imposta (l’ aliquota è zero fino a £ 11.500/anno , da aprile 2017); non pagherà poi tasse di proprietà, imposte, bolli, ecc…per cui riceverà NETTE le £ 8.000, salvo la parcella da pagare al professionista per la dichiarazione dei redditi (£ 190/anno se fatta nostro tramite). Non dovrà poi pagare imposte/tasse sulla plusvalenza finale.  Sugli investimenti non residenziali, all’atto del rogito e quindi una tantum, si paga un’imposta (stamp duty) solo se l’investimento supera le £ 125.000 ( 2% da £ 125.000 a 250.000; 5% da £ 250.000 a 925.000 e poi ci sono altri scaglioni per importi superiori).

E in ITALIA però come andranno le cose? Cosa dovrà fare Mario?
Per prima cosa, l’anno successivo al suo investimento, dovrà dichiarare tale spesa nella sua dichiarazione dei redditi nel quadro RW (non dovrà pagare nulla in tal senso ma solo dichiarare l’acquisto). Poi dovrà dichiarare ogni anno sotto la voce “redditi diversi” il reddito percepito all’estero; una parte di tale reddito andrà a sommarsi all’imponibile e sarà quindi assogettato all’aliquota Irpef del contribuente.

Dovrà però ricordarsi che nel 2011, uno dei più amati e popolari ex Presidenti del Consiglio italiani, Mario Monti, introdusse l’ IVIE, cioè l’imposta da pagare sui beni immobili all’estero (una sorta di “IMU” da applicare agli italiani che comprano un immobile all’estero). L’ IVIE corrisponde allo 0,76% del valore dell’ immobile e Mario Rossi dovrà pagarla in Italia.

Esistono dei trattati internazionali tra la maggioranza dei grandi Paesi per evitare la doppia imposizione fiscale e naturalmente questi trattati sono in vigore anche tra Italia e Regno Unito. La “ratio” è che se pago le tasse all’estero, poi non dovrò pagarle una seconda volta anche in Italia (oppure avrò un credito di imposta se all’estero avrò pagato meno di quanto avrei dovuto pagare in Italia); siccome in Inghilterra il nostro Cliente NON PAGHERA’ ALCUNA TASSA sulla proprietà, la dovrà allora pagare integralmente all’ Italia nella misura dello 0,76%.

Per qualnto riguarda la PLUSVALENZA finale: se l’investimento si protrae oltre al 5° anno, anche in Italia NON si dovrà pagare nessuna imposta!

Tutto ciò detto, risulta quindi evidente che, se possibile, conviene intestare l’immobile al componente del nucleo familiare con un reddito più basso per pagare la minima aliquota IRPEF prevista dal nostro ordinamento.
Facendo un calcolo un pò grossolano, ma non distante dalla realtà, possiamo chiudere dicendo che Mario riceverà dal nostro prodotto inglese una rendita netta in Inghilterra del 10% annuo + plusvalenza finale, che porterà la resa netta al 12,50% annuo.
Viste le imposte che pagherà in Italia, è presumibile che circa 1/3 del 10% annuo (mettiamo p.e 3,50%) del suo profitto annuo andrà condiviso con il nostro Stato mentre la plusvalenza resterà tutta a Mario!
La resa dell’ investimento al NETTO DELLE IMPOSTE da pagare in Italia sarà quindi attorno al 9% e si ritiene sia un risultato assolutamente apprezzabile.

ATTENZIONE: come alternativa, con il nostro aiuto, Mario potrà SEMPRE APRIRE UNA SOCIETA’ IN INGHILTERRA; i costi sono modici e ci sono dei vantaggi, come ad esempio il fatto che come società non pagherebbe l ‘IVIE (ma non solo). Tuttavia per una seria analisi dei costi/benefici ogni situazione va valutata con attenzione di volta in volta.

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Concludiamo con una battuta che usiamo spesso ai seminari: “forse è meglio dividere i nostri profitti con uno Stato che talvolta ci è fiscalmente antipatico ed avere il 9% netto annuo, piuttosto che tenere i soldi in una banca italiana e ricevere ZERO, avendo però la magra soddisfazione di non dare nulla allo Stato…”.

Per ogni maggior approfondimento di tipo tecnico il nostro esperto fiscale è a Vostra disposizione; prenotate la Vostra consulenza anche telefonica o via skype contattandoci via email su italia@caseineuropa.it o al 333.1885568 e fornendo tutti i Vostri dati anagrafici.
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